Ilsorrisodeibimbi | Elena, il lutto e la memoria
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Elena, il lutto e la memoria

Il 18 agosto del 2006 nella chiesa di Santa Maria di Mompiano è morta, trucidata, una ragazza. Entrata per accendere una candela e pochi minuti dopo non c’era più. Elena Lonati è scomparsa tanto giovane e in un modo tanto sconvolgente. Una martire dei tempi nostri, una testimone, come dice l’etimologia della parola, della fede che l’ha condotta nella Chiesa alla ricerca della protezione della sua Santa. Chiunque in città si ricorda di quei giorni passati con il fiato sospeso a cercarla. Eppure la sensazione è che se ne possa parlare solo sottovoce. Una paralisi collettiva del pensiero e della parola che le emozioni scioccanti possono creare. Una storia orribile, tragicamente ineffabile.
Elena aveva tante cose di questa città. La generosità, l’amore per i più piccoli, il sorriso sincero e parco, l’idealismo, la convinzione, la fede che l’ha portata a morire. In un essere apparentemente delicato e fragile racchiuse le qualità di gente solida e vera per cui la nostra terra si contraddistingue ancora. Elena era davvero fatta così. Lo sanno i misteriosi amici che ogni anno rinnovano la scritta sul sagrato della chiesa: “per non dimenticare”. Per non dimenticare l’escalation di violenza che accompagna la nostra cronaca. Per non dimenticare l’ingiustizia che gli innocenti e i più deboli sopportano. Per non dimenticare il sacrificio legato all’idealità. Per non dimenticare il dolore sordo, dignitoso e composto di una famiglia. Per non dimenticare. Chi siamo. I valori di una comunità. Per non dimenticare che non siamo soli anche quando la falce della morte più nera passa senza alcun senso. Per non dimenticare che Elena era con noi e ha pagato per tutti. E a chi ascolta anche la voce dell’orrore questa crudele vicenda ha insegnato molto.
Il dolore ha un unico senso: insegnare a crescere. Imparare dai dolori massacranti è davvero capacità di pochi. Occorre tanta sicurezza e tanto amore, ma è anche l’unica cosa che resta per sopravvivere e per ritornare lentamente a vivere. Solo in questo modo è possibile, con microscopici passi, comporre, anche se mai lenire, lo strazio di chi è atrocemente strappato da chi ama. Elena e la sua storia possono aiutarci in questo: avere il coraggio di ricordare che significa guardare in faccia la realtà, i nostri vissuti, la nostra storia, noi. Eliminare quella paralisi sociale e personale che incentiva il “fare finta”, un male all’italiana, che porta sconforto alla collettività e una tragica perdita della identità individuale.
Rimuovere, allontanare, procrastinare interiormente, “fare finta”, appunto, uccide una seconda volta e compie una strage interiore: costruisce identità frammentate, angosciate, senza fondamenta sicure e senza futuro.
Elena è morta testimone dei suoi valori. E dei valori interiori non ci si può mai dimenticare. Per non dimenticare che serve tanta forza dentro per costruire tutto quello che al mondo ora sembra proprio mancare.

Romana Caruso

Giornale / Rivista

Corriere della Sera - Ed. Brescia

Date

17 Agosto 2012

Category

concept art